Curiosità e particolarità

Il manto della Duchessa

Non vi è alcun riscontro documentario circa la provenienza di questo ricchissimo manufatto tessile, esiste però una tradizione orale che ne specifica la presenza come offerta votiva di una non meglio indicata duchessa di Modena. Avallando la tradizione si potrebbe riconoscerlo appartenuto a Maria Beatrice di Savoia, duchessa di Modena al tempo della Restaurazione, moglie di Francesco IV d'Austria-Este. L'esame del pezzo concorda con l'ipotesi della provenienza ducale. Si tratta infatti di un tipico esempio di manufatto tessile che riprende, aggiornandoli ad un rinnovato gusto naturalistico, i motivi della moda stile Impero. Oggi diviso in tre pezzi per essere usato come ornamento all'Immagine della Vergine assieme alla corona Argentea, si tratta del lungo strascico di un suntuoso abito femminile da cerimonia he soltanto un personaggio di rango aristocratico poteva utilizzare in particolari cerimonie di rappresentanza.

I gonfaloni Processionali

Radunati nella cappella Annovi i tre gonfaloni rapiscono per la loro bellezza e finitura. Il primo, opera di Massimiliano Malatesta è datato 1839 e rappresenta la Vergine col Bambino in grembo con ai piedi il Soldato Spagnolo, rivisitazione dell'affresco quattrocentesco a cui si aggiunge  sullo sfondo la fabbrica del Santuario. Il secondo opera di Luigi Manzini (1805-1866) rappresenta la Gloria del SS. Sacramento con ai piedi il San Giovannino, patrono della Chiesa parrocchiale. Il terzo, sempre opera del Manzini rappresenta la Madonna del Rosario e s. Luigi Gonzaga. Da notare sullo sfondo una ennesima riproduzione della fabbrica del santuario.

Gli antichi sportelli

Recuperati dalla camera blindata della canonica del santuario, fanno ora bella mostra di sé nel corridoio della canonica, assieme ad altre opere. Si è voluto ricreare l'ambientazione che corredava un tempo il sacro affresco. In tempi non recenti l'immagine veniva tenuta chiusa in diversi momenti dell'anno e l'affresco era coperto da una lamina argentata cesellata che lasciava intravedere solo in parte le figure rappresentate. I due sportelli scorrevano su di un binario, tutt'ora esistente e scomparivano dietro le grandi figure marmoree volute dallo scultore Antonio Loraghi

La collezione di tavolette ex voto

Radunati e custoditi in apposite bacheche costituiscono il museo degli ex voto del Santuario. Com'era in uso all'epoca, riportano una testimonianza visiva della grazia ricevuta. Sicuramente il più famoso è quello dedicato alla grazia ricevuta dal rettore del Santuario don Pier Giovanni Brascagli dipinta dal pittore Adeodato Malatesta. La tavolata finemente rappresentata illustra la rovinosa caduta da cavallo del Brascagli il quale si ritrova illeso per opera della Vergine da lui invocata. La verità del fatto rispecchia il luogo dell'infortunio con la roggia del canale di Baggiovara, l'edificio del mulino, l'impennarsi improvviso del cavallo e la caduta dell'arciprete che invoca con lo sguardo ed il protendersi delle mani la protezione divina visualizzata nella presenza sulle nubi della Madonna con Bambino.

Il terzo miracolo del fuoco:

L' Altarino

In una delle bacheche delle sagrestie laterali si trova questa composizione votiva con l'Immagine della Madonna di Fiorano. La lunga scritta di dedicazione riporta il fatto ritenuto prodigioso accaduto durante l'infuriare dell'epidemia colerica del 1855. Sulla porta di una casa del borgo di Fiorano era stato allestito un rustico altarino dove era esposta l'immagine della Madonna, una tradizionale incisione devozione. Il fuoco propagato dai ceri accesi distrusse ogni cosa lasciando intatta la parte centrale dell'immagine con l'effige della Vergine. Il ripetersi dell'evento del fuoco che rispettava l'immagine della Madre, come era accaduto all'inizio del culto mariano nel 1558 e durante l'incendio del 1670, fu ritenuto segno di protezione e di aiuto durante l'epidemia. infatti il frammento venne riposto con intenti votivi nel santuario ed ha valore di testimonianza oltre che di offerta.